Bike park Mad Village della Maddalena, la storia infinita


 

 

Tutto era iniziato nel migliore dei modi: un’associazione sportiva in accordo con i proprietari dei terreni inizia la pulizia di un tratto di bosco pieno di immondizia per creare un bike park a due passi dal Colle della maddalena.

Il comune di Pecetto fornisce i camion per lo smaltimento dei rifiuti raccolti dalla Pump Track Italia nel sottobosco ed i lavori iniziano. Lungo la strada che porta al colle della Maddalena una rete arancione di oltre cento metri si snoda fra bosco ed auto di passaggio. Ogni ciclista si ferma per curiosare fra i fori della rete da cantiere e sbirciare le paraboliche ed i salti che stanno nascendo lungo il pendio.

SingleTrack Torino intervista Sacha a fine gennaio 2013 quando tutto procede a gonfie vele. Purtroppo però poco dopo la pubblicazione dell’intervista la situazione precipita prima con il Comune di Pecetto che sequestra l’intera zona del Mad Village e mette i sigilli al cantiere e subito dopo con un incendio doloso che fortunatamente non ha gravi conseguenze.

Ad oggi la situazione è diventata estremamente complessa con da un lato Pump Track Italia convinta di aver sempre presentato tutta la documentazione necessaria e di avere tutto il diritto di effettuare i lavori, dall’altro lato il Comune di Pecetto Torinese che sostiene di non aver mai approvato l’inizio dei lavori e contesta all’associazione vari reati dal dissesto idro-geologico fino allo smaltimento illegale di rifiuti.

La faccenda è stata seguita con molto clamore soprattuto sui social media dai molti biker che si sono visti bloccare la possibilità di avere un bike park dietro casa. Anche La Stampa si è occupata della faccenda con diversi articoli che stranamente non hanno avuto seguito al complicarsi della questione.

Per complicare ulteriormente una situazione già delicata sono fioccate le querele fra Sacha Catania, proprietario di Pump Track Italia e Cosimo Calò, comandante della Polizia Municipale di Pecetto per varie dichiarazioni apparse sui giornali e su facebook.

Attualmente il bike park è sequestrato come tutti i boschi adiacenti al progetto, tutte le carte sono in procura ed una decisione arriverà con i tempi che un procedimento simile implica.

Ci sono molti punti interrogativi sulla questione e per approfondirli tutti ci vorrebbe molto più tempo di quello che SingleTrack Torino dispone. Resta palese che ci sia stato un enorme problema di comunicazione fra il privato ed il pubblico. Proprio in questi casi è fondamentale la presenza di un’associazione che faccia da tramite come IMBA e per questo motivo dal 2012 lavoro con Happy Trail per portare questa realtà anche in Italia. Sforzi che sono stati premiati lo scorso marzo quando ci è stata affidato il compito di fondare IMBA Italia.

Quello che pare più assurdo è che il sequestro sia arrivato a lavori praticamente ultimati, 100 metri di transenne a bordo strada non passano certo inosservate e se si voleva preservare l’area forse sarebbe stato opportuno fermare i lavori molto prima del punto a cui si è arrivati. Così ora il bosco è indubbiamente stato modificato ma allo stesso tempo nessuno potrà usufruire della pista, una situazione in cui tutti perdono. Così si è passati da un bosco inalterato ma pieno di immondizia ad una pista per mountain bike sigillata e destinata a marcire in attesa di un verdetto del tribunale.

Personalmente mi auguro che i lavori siano stati bloccati per motivi di natura ambientale e non per quell’antenna che pare la Wind avrebbe voluto posizionare a meno di 100 metri dal Mad Village… ma si sa, i maligni parlano sempre a sproposito.

 

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